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Patria dell'artista Giuseppe Pascaletti (1699-1757), ed importante
centro storico culturale, dotato di un abitato cinquecentesco di
estensione notevole e di discreta conservazione, e ricordato anche per
la vicina Abbazia di S.Maria di Fontelaurato, la più famosa dell'ordine
florense, dopo quella di S.Giovanni in Fiore.
Degni di nota, inoltre, il castello (sec.XVII), purtroppo in via di
progressivo disfacimento, la Chiesa di S.Chiara (sec.XVI) con tele ed
opere d'arte in legno dovute a settecenteschi come Solimena, Simonelli,
Castellano; la Chiesa Madre, con portali del XVII secolo, tele di Nicola
Menzele e la tavola "Madonna" del Negroni, la Chiesa di S.Francesco di
Paola con lapide sepolcrale degli Alarcon y Mendoza, i resti della cinta
muraria, palazzi feudali del XVI-XVII sec. e bellissimi panorami;
immediatamente a monte dell'abitato, verso la stradina che conduce
all'Abbazia, la Chiesa del Carmine (XVIsec.)
Lo stemma
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Risale al 1535, quando i feudatari Fernando de Alarcon,
illustre condottiero, e suo genero Pietro Gonzales de Mendoza diedero un
apporto decisivo alla spedizione di Tunisi, promossa da Carlo V per
sconfiggere in casa Ariadeno Barbarossa, il gran corsaro, che aveva
funestato le coste d’Italia sino a Fondi. Al loro ardimento si deve la
riuscita dell’impresa con l’espugnazione della Goletta, fortezza che
chiudeva lo <<stagno>> di Tunisi, formata da una torre centrale,
sorretta ai fianchi da altre due torri più piccole.
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Reduce da Tunisi, il de Alarcon, a futura memoria della
gloriosa impresa, fece erigere, a difesa delle mura di cinta del paese,
una fortezza, esemplata su quella di Tunisi, che chiamò, appunto, la
Goletta, andata distrutta a fine Ottocento per far posto alla rotabile –
centro storico – Nazionale 118, mentre resiste la “Via della Goletta”
verso l’uscita della Porta del Mare.
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Anche l’<<Universitas civium>>, a meglio tramandare la
memoria dell’evento, ottenne da Carlo V, in pari tempo, il privilegio di
raffigurare come simbolo araldico le tre torri della Goletta nel campo
del suo scudo, facendolo sormontare dalla corona marchionale della Valle
Siciliana dei de Alarcon y de Mendoza, anche signori della baronia di
Fiumefreddo.
Due esclusivi segnacoli,
la “Via della Goletta” e l’araldica municipale, di una memoria, che si
carica di una valenza storica di estensione europea ed africana.
Il genius loci
Sono i rilievi
montuosi, che – ad est – coprono l’area entro cui è racchiuso il paese,
a costituire il fattore determinante delle sue condizioni climatiche. La
zona risente del benefico influsso del mare, al quale i raggi del sole
danno combinazione di luce e di colore.
Qui si gode di un
clima mite con un cielo quasi sempre sereno, in una macchia
spiccatamente mediterranea, dai toni variopinti e cangianti nelle
diverse stagioni, accarezzata dalla brezza marina, che spira tenue e
costante di giorno, e dal soffio della tramontana, che scende, soffice e
leggero, al calar del sole.
A chi preme esplorare
la terra dei Bruzi, in particolare la sua costa merlata, vergine e
misteriosa, dove il verde delle colline si salda col mare, non potrà
sfuggire all’incantesimo della faccia primitiva e selvaggia di
Fiumefreddo Bruzio, rupestre angolo remoto, ammantato di edera, di
storia e filosofia. A richiamarlo, sarà il canto sommesso della Musa
assisa sul ciglio dell’abisso: Dai monti, dal piano,/ sospesa sempre
/ tra cielo e mare / Fiumefreddo t’appare. / Né resisti al suo richiamo!
/ V’accedi per porta d’Oriente / e s’apre al tuo cuore / e rischiara la
mente. / Non è uno dei tanti / il mio paese! / E’ cumulo di macerie
umane / che si dipanano a guisa di gomitolo di sogni, / docili al
rimpianto e sempre evanescenti, / senza ritorno. E’ l’invito a
sostare per ammirare le bellezze naturali del luogo e per scorrere la
sua tipologia medioevale. Tra macerie ed opere ancora esistenti, sorte
dal 1200 a ‘700, sintesi storia e d’arte sono: il castello, la cinta
muraria con le sue porte, le torri di guardia sparse sulle colline e
sulla costa, le numerose chiese ed i loro portali, e le diverse dimore
signorili.
Di non molto discosta
dal centro storico, leva al cielo, nella Valle Cent’Acque, in una
cornice di mirabile verde, la gloriosa abbazia di Santa Maria di Fonte
Laurato. In essa sembra che risuoni la chiaroveggenza profetica
dell’abate Gioacchino da Fiore, morto nel 1202 in odore di santità.
Questa eco rimbalzò di cronaca in cronaca per culminare nel poema
dell’Alighieri:
“…e lucemi da lato
il calavrese abate
Giovacchino
di spirito profetico
dotato…”
EXCERPTS FROM THE BOOK
“FIUMEFREDDO BRUZIO
POESIA E STORIA”
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MOTHER CHURCH ALSO KNOWN AS “SAINT IMMACULATE MARY’S CHURCH” |
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| CHURCH OF OUR LADY OF SORROWS |
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| SAINT RITA’S CHURCH |
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| CHURCH OF ST. FRANCIS OF PAOLA |
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| CHURCH “DEL CARMINE” |
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| SAINT CLARE’S CHURCH |
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| THE ABBEY OF “SANTA MARIA DI FONTE LAURATO” |
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| SAINT ROCCO’S CHURCH |
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| ANTONIO ROTONDO |
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| JOACHIM OF FIORE |
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| MAESTRO SALVATORE FIUME |
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| JOSEPH PASQUALETTI |
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| TOWER ‘DEL REGIO’ |
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| PONZIO’S TOWER |
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| ROSSI’S TOWER |
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| THE CASTLE “DELLA VALLE” |
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| castle paintings |
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| “Mastro” Attilio Spina |
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| Igino Andreotti |
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| ACROSTICO |
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